Rubrica Pedagogica

Quando in famiglia c’è un figlio disabile

La nascita di un figlio  disabile porta con sè stati d’animo come la paura di non farcela, la rabbia e lo smarrimento. Ogni genitore immagina come sarà il proprio bambino e la nuova vita insieme ma la scoperta della disabilità rimescola le carte, ridefinisce marcatamente il divario tra aspettativa e realtà costringendo a rivedere l’intera organizzazione familiare.

Dopo un iniziale periodo di accettazione ed adattamento è necessario chiedersi cosa fare per aiutarlo a vivere nel miglior modo possibile,  quali saranno le sfide che sarà costretto ad affrontare, come renderlo autonomo. Per raggiungere questi obiettivi è fondamentale trovare dei servizi adeguati nel territorio, rivolgersi ai professionisti di riferimento e alle istituzioni, cercare il confronto con altre famiglie che affrontano le stesse difficoltà. Ma non è tutto.

Mi voglio soffermare sul vantaggioso lavoro psico-educativo in grado di accompagnare questi genitori verso la scoperta delle risorse insite all’interno della famiglia stessa e la resilienza come strumento per affrontare eventi stressanti. Si possono, infatti, frequentare percorsi di parent training individuali e di gruppo che possano aiutare, ascoltare e sostenere la famiglia nel miglioramento dell’interazione con il figlio e del suo inserimento sociale, dare delle informazioni utili sulle capacità cognitive, emotive e motorie per concentrarsi su quello che il bambino può e sa fare permettendogli di conquistare piccoli ma importanti traguardi nella costruzione della sua autonomia. La famiglia non ha solo bisogno di un supporto emotivo ma anche di capire cosa fare concretamente per aiutare il figlio senza annullarsi. La tendenza è proprio quella di annullare sè stessi e la coppia. 

E’ fondamentale riuscire a trovare del tempo da dedicarsi e da dedicare al coniuge che, pur vivendo la stessa situazione complessa e difficoltosa, ha bisogno del nostro supporto, di sentire che si è sempre in due per poter preservare ed alimentare l’amore e l’unione familiare necessari per non farsi sopraffare dall’inevitabile stress ed essere d’aiuto per il figlio con ottimismo. E’ importante anche preparare gli altri figli ad accogliere un fratellino che ha bisogno del loro sostegno ed affetto per tutta la vita e permettere loro di non affrontare da soli la situazione, di porre le basi di una relazione fraterna più forte evitando di incorrere a sentimenti di vergogna ed ansia raggiungendo, col tempo, un buon livello di adattamento.

Dal canto loro, i genitori devono, però, sempre riservare  lo spazio adeguato alla cura di eventuali altri figli (anche maggiori) perché anch’essi avvertono il senso di responsabilità che invade la famiglia. La maggior parte delle volte, i fratelli, si sentono meno importanti e meno amati da mamma e papà perché, in quanto normodotati, sono considerati meno fragili ed in grado di cavarsela da soli, soffrendo, così, dell’esclusione che ne deriva. Hanno bisogno anche loro delle attenzioni adeguate per evitare di soffocare inghiottiti dal senso di responsabilità che li porta a crescere troppo in fretta. A questo proposito, da appassionata di lettura, vi consiglio di leggere “Non volare via” di Sara Rattaro e vi invito a sbirciare sul mio blog per sapere cosa ne penso e di cosa si tratta.

Dott.ssa Martina Campisi – Pedagogista

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